Nel 2009 provai un aggeggio chiamato Powermat. Era un tappetino su cui appoggiavi l’iPhone per ricaricarlo senza cavo. Avevi bisogno di una cover speciale con un ricevitore incorporato che faceva sporgere il telefono come se avessi un tumore sul dorso. La base era magnetizzata per guidare il telefono nella posizione giusta. Costava un occhio della testa.
Ero entusiasta. Scrivevo: “La sistemazione sulla base è aiutata dalla cover leggermente magnetizzata che guida l’iPhone nella posizione corretta, confermata da un suono e dall’accensione di un LED bianco.” Roba che sembrava magia.
Oggi ho un caricatore wireless sul comodino, uno in ufficio, uno in salotto, e la macchina ha il suo tappetino nel tunnel centrale. Non ci faccio più caso. È come l’acqua corrente: la usi e basta. Mio figlia probabilmente non saprebbe nemmeno cos’è un cavo di ricarica.
Non ho una conclusione profonda. Solo la constatazione che quando una tecnologia funziona davvero, smette di essere interessante e diventa invisibile. E che sedici anni fa mi entusiasmavo per un tappetino che caricava un solo telefono con una cover che sembrava un tumore.
Oggi ho tre tappetini che caricano qualsiasi telefono, le cuffie, lo smartwatch, e non mi faccio più caso. È il progresso: rendere noiosa la magia.