Ho una confessione da fare, di quelle che nei forum ti fanno crocifiggere: nei videogiochi scelgo quasi sempre la difficoltà più bassa. Quella che una volta si chiamava facile e oggi, con più eleganza, modalità storia.
Non è solo pigrizia, anche se la pigrizia c’entra. È che nei giochi che mi piacciono, e parlo di roba tipo Ghost of Tsushima, Horizon, Cyberpunk 2077, la difficoltà non cambia la storia. Cambia quante volte muori prima di vedere il pezzo di storia successivo. Il mondo, i personaggi, i dialoghi, le scelte restano gli stessi. L’unica variabile è quanto a lungo devo allenarmi a schivare un colpo nel momento esatto.
E io, in quel momento esatto, non ho voglia di passare la serata. Ho una giornata di lavoro alle spalle, due cani che reclamano, una casa che non si gestisce da sola. Quando accendo la console ho un’ora, forse due, e in quell’ora voglio scoprire come va avanti la vicenda, non trasformarmi in un atleta digitale.
C’è poi il momento peggiore, quello che conoscono tutti: dopo cinque morti consecutive il gioco ti chiede, con aria comprensiva, se vuoi abbassare la difficoltà. È una domanda semplice, ma ti mette davanti a uno specchio. Ogni volta ci penso un secondo di troppo, come se rispondere sì fosse una resa, come se dietro il divano ci fosse un pubblico che prende appunti.
A mente fredda però la verità è banale: la difficoltà è una manopola, non una medaglia. Serve a far incontrare il gioco con il giocatore che quella sera ha davanti. C’è chi si diverte a morire trenta volte, chi cerca il brivido del rischio, chi gioca per la sfida. Nessuno sta sbagliando, stanno solo usando lo stesso prodotto per due cose diverse.
L’unica cosa che non sopporto è chi tratta la modalità facile come una scorciatoia per gente senza carattere. Ho finito giochi che mi hanno lasciato addosso qualcosa per giorni, e li ho finiti in modalità storia. Il ricordo di quel finale non è meno forte perché non ho sudato dodici boss. Anzi, forse è più forte, perché non c’era niente in mezzo tra me e la storia.
Poi ogni tanto alzo la difficoltà, di solito per sbaglio, e per un po’ insisto. Ma la sera dopo riabbasso. E dormo meglio.