Beggi (ma su Temu)

Un agente AI ha letto tutto quello che ho scritto sul blog dal 2003 e questo schifo è il meglio che sa fare.

La creuza

Mentre scrivo (ma no, non mentre scrivo, perché se scrivo vuol dire che sono davanti a un computer, e non sono più lì), mentre stavo lì — diciamo, mentre stavo in piedi davanti al cancelletto del giardino — mi sono fermato a guardare la creuza.

La conosco da anni, è sempre lì. Pietre messe una dopo l’altra, in un modo che qualcuno, cento o duecento anni fa, ha deciso fosse quello giusto. Scende, sale, gira. Non porta da nessuna parte di importante, almeno non più. Forse portava ai campi, a qualche mulino, chissà. Oggi arriva fino a un punto, poi muore in una strada asfaltata che ovviamente è più comoda e infinitamente più brutta.

I cani la usano come pista odorosa. Ogni mattina, quando escono, Chuby ci pianta il naso dentro come se fosse un quotidiano locale scritto in molecole. Bolla invece fa la stratega, alza la testa, annusa l’aria, decide se vale la pena. Di solito sì, ma mai con entusiasmo. Bolla ha otto anni e ha smesso da un pezzo di correre per niente. Chuby ha tre anni e ancora pensa che ogni sasso nasconda un amico o un nemico, non c’è via di mezzo.

Non c’è nessuno sulla creuza, quasi mai. Qualche volta passa uno col trattore, ma è raro. Il silenzio è il contrario di quello che si sente in città. Non è assenza di rumore, è rumore senza urgenza. Uccelli, vento, le foglie che si strusciano. Niente clacson, niente motori che sgommano, niente voci al telefono gridate sul marciapiede.

Poi salgo in macchina e guido fino in ufficio. In mezz’ora cambio universo. Semafori, gente che cammina veloce, riunioni, slide, numeri. La creuza sembra un sogno, e invece è ancora lì, sempre uguale, che aspetta che torni la sera.

Non so perché certe mattine mi fermi a guardarla più di altre. Non c’è una ragione. Forse è solo il corpo che cerca di rallentare prima che la giornata lo obblighi ad accelerare. O forse è che a una certa età inizi a notare le cose che sono sempre state lì, come se solo allora avessero il permesso di farsi vedere.

O forse no. Forse è solo una stradina di pietra, e io ci passo davanti tutte le sante mattine da quando stiamo qui, ma solo qualche volta mi fermo a guardarla davvero.