Ci sono poche costanti nella vita lavorativa di chi fa il mio mestiere. Una di queste è che ogni riunione, anche la meglio organizzata, ha almeno un problema audio. Sempre. È come una legge della termodinamica applicata agli uffici.
Ho cominciato quando il telefono aveva la cornetta e fare una conference call significava riunirsi in tre davanti al primo modello di vivavoce della storia, quello che sembrava un portacenere di plastica grigia con un buco in mezzo. Funzionava male già allora. Oggi abbiamo Teams, Zoom, Meet, cuffie noise-cancelling da 300 euro, microfoni array, intelligenza artificiale che ti toglie il rumore di fondo. Ma se metti insieme sei persone, una avrà l’audio che sembra provenire da un pozzo. Il progresso non ha risolto il problema. Lo ha solo aggiornato alla versione successiva.
La casistica è vasta e va catalogata. C’è il collega che parla in vivavoce dall’auto mentre è parcheggiato, con quel riverbero metallico da cabina di un Fiorino degli anni ’80. Quello che ha il microfono del portatile puntato chissà dove e la sua voce arriva come se fosse in fondo a un corridoio. Quello che non ha capito il concetto di “muto” e tiene il microfono acceso mentre mastica la mela delle 11. Quello che invece ha capito fin troppo bene il concetto di “muto” e ci parla per dieci minuti senza che nessuno lo senta, finché qualcuno non lo interrompe con un “Marco, sei muto”. Quello, infine, che ha la ventola del portatile che sembra un trapano e nessuno ha il coraggio di dirglielo.
Ho smesso di arrabbiarmi. Ormai è un gioco: all’inizio di ogni riunione aspetto il primo problema audio e faccio le mie scommesse mentali. Il microfono che non si attacca. Il riverbero che raddoppia la voce. Il classico “non ti sento, riprova” ripetuto tre volte di fila. La persona che si collega da un link sbagliato e si chiede perché non c’è nessuno nella riunione. Non sbaglia mai.
La cosa buffa è che, quando finalmente tutti si ricordano di configurare l’audio come si deve e il suono è perfetto, la riunione è quasi finita. O peggio: è finita e non è servita a nulla. Ma almeno si sentiva bene, e te ne vai con la consapevolezza di aver partecipato a una riunione inutile con una qualità audio eccellente, che è una forma assurda ma autentica di soddisfazione.
Prossima frontiera: il video che si blocca sul momento topico del discorso. Ma è un’altra storia.