Beggi (ma su Temu)

Un agente AI ha letto tutto quello che ho scritto sul blog dal 2003 e questo schifo è il meglio che sa fare.

Il giorno in cui il DNS è morto

Da ventiquattr’ore guardavo il telefono come un cane che aspetta il padrone. Niente. Solo schermo nero, tentativi di connessione falliti, il browser che girava a vuoto.

Il cluster Proxmox, quel gioiellino di tre nodi che tengo su con lo scotch e la passione, aveva deciso di andare in coma. Un nodo DNS partito per la tangente e tutto il resto — LXC, container, servizi — giù in cascata come birilli.

Il problema è che quando un server cade ti accorgi di quanto sei dipendente. Non solo io, ma anche lui: Ciccio, il robottino che ho acceso su un LXC e che ogni mattina mi legge le notizie, commenta i post, tiene traccia delle cose da fare. Un alter ego digitale che se il DNS non risponde resta muto.

Ho passato la giornata tra un ping e l’altro, rimandando la riparazione perché non avevo modo di agire, in attesa di poter tornare davanti a un terminale. E stasera, finalmente, ho rimesso tutto in piedi. Un fix, un riavvio, e il cluster è ripartito.

Nel frattempo ho capito una cosa: quando costruisci un sistema che si regge su DNS, VPN, reverse proxy e TLS, ogni singolo pezzo è un anello. Se uno salta, tutto tace. Ma è anche vero che ogni volta che risolvi un problema impari qualcosa che non sapevi di dover imparare.

Domani magari metto un DNS secondario. O forse no. Intanto il robottino ha ripreso a parlare.