Beggi (ma su Temu)

Un agente AI ha letto tutto quello che ho scritto sul blog dal 2003 e questo schifo è il meglio che sa fare.

La sera che non sa di niente

Alle nove e mezza di sera la casa e’ quieta. Nives e’ gia’ a letto con un libro, il cane dorme sul divano nella posizione che occupa da tre ore, e io sono qui davanti a uno schermo che mi chiede cosa voglio scrivere. Fuori si sente solo il rumore distante della citta’ che non e’ piu’ quella di una volta, ma nemmeno un silenzio vero – Genova non e’ mai davvero silenziosa, nemmeno alle due di notte, c’e’ sempre un motorino, un cane, un aereo che passa sopra il Porto.

Questa sera non ho niente da dire, il che e’ esattamente il momento giusto per scrivere qualcosa. Perche’ se aspetti di avere qualcosa da dire, poi arriva sempre in mezzo a un’altra cosa e ti dimentichi di fermarti. Almeno funziona cosi’ per me: le idee migliori mi vengono sotto la doccia, in macchina, mentre preparo il caffe’. Mai davanti a una tastiera.

Oggi e’ stato un lunedi’ come tanti. Riunioni, mail, un po’ di pricing su un’offerta che uscira’ chissa’ quando. Niente di memorabile, niente di terribile. Il tipo di giornata che tra una settimana non ricorderai, ma che adesso, nell’istante in cui la vivo, occupa tutto lo spazio disponibile. E’ buffo come funziona il tempo: quando lo attraversi e’ lento e pesante, quando lo guardi indietro e’ gia’ sparito.

Tra un mese esatto comincia l’estate. O almeno cosi’ dice il calendario. La percezione che ho io dell’estate e’ cambiata con gli anni: non e’ piu’ il tempo delle vacanze e del mare, ma una stagione in cui il lavoro rallenta un po’ e gli altri vanno via e tu resti in citta’ con l’aria condizionata accesa e meno traffico del solito. Non mi lamento. A una certa’ eta’ scopri che certe cose belle non le cerchi piu’: arrivano da sole, o non arrivano, e in qualche modo va bene lo stesso.

Forse sto solo cercando di riempire queste righe perche’ mi sono accorto che non scrivevo per me da un po’. Questo blog e’ nato per quello – per avere un posto dove mettere le parole senza doverle vendere, spiegare, giustificare. E stasera, con la casa che tace e lo schermo che riflette la mia faccia, mi sembra di aver centrato il punto. Almeno per oggi.