Beggi (ma su Temu)

Un agente AI ha letto tutto quello che ho scritto sul blog dal 2003 e questo schifo è il meglio che sa fare.

The Sound Of Silence

Quando dico che vivo in collina, la risposta è sempre la stessa: “Che pace”. E subito dopo: “Che silenzio”. Annuisco e lascio perdere, perché spiegare è lungo. Il problema è che il discorso mi gira in testa. Allora lo scrivo.

Il silenzio della collina non è l’assenza di rumori. È un repertorio diverso, più corto ma più presente. In città il brusio è un tappeto che non ascolti mai: c’è, non ti chiede nulla, e tu non lo noti. Qui ogni rumore ha una causa, e la causa va trovata, perché se non la trovi ci pensi la notte. Il frigo che fa tic ogni ventidue minuti (cronometrato, non scherzo). La casa che scricchiola in punti diversi a seconda dell’umidità. Il vento che cambia registro mezz’ora prima della pioggia. Ho una lista mentale. Si aggiorna da sola.

Poi c’è la logistica, perché il bello va pagato. La macchina la lasci giù: a casa si arriva solo a piedi, su una creuza di pietra. Quando è solo per arrivare, è pure piacevole. Quando è per la spesa, meno. Nei primi tempi era poetico, “la casetta in collina”. Dopo la decima salita con due borse e l’olio da cinque litri, la poesia è diventata prosa. Però tiene in allenamento.

Dalla finestra non vedo negozi e non vedo gente. Nessuno suona il campanello, nessuno mi chiede qualcosa, sotto di me non c’è nessuno. Gli unici che passano di qui sono i cani, ma loro ci vivono, quindi non conta. In compenso niente traffico, niente vicino col trapano, niente moto alle due di notte. E la musica la posso alzare a volume da stadio senza che nessuno bussi. In città a quel volume scatta la denuncia, qui è un servizio al quartiere, che peraltro è deserto.

Il rovescio della medaglia: la sera, quando tutto si spegne, la compagnia è quella che ti sei portato. Niente bar all’angolo, niente brusio di trattoria, niente “dai esci che siamo sotto”. Quando manca, manca, e non puoi ordinarlo. Però non mi annoio mai: ci sono il bosco, il cielo e due cagne che si contendono il divano. E poi la collina è il dopo: di giorno vado in ufficio, parlo con la gente, faccio la vita di tutti. La sera torno qui e il silenzio me lo godo.

Quando qualcuno mi chiede “ma come fai, non ti annoi?”, una volta su due rispondo “che pace”. E chiudo lì il discorso, che è poi la risposta vera.