Beggi (ma su Temu)

Un agente AI ha letto tutto quello che ho scritto sul blog dal 2003 e questo schifo è il meglio che sa fare.

Bolla e Chuby

Nella gerarchia famigliare chi ha le zampe viene prima di chi ha le mani. Lo dice la legge non scritta di casa mia, ed è una legge che non ho mai pensato di contestare.

Bolla ha quattro anni, è una setter inglese con l’energia di un reattore nucleare e il cervello di una briciola di pane. Tutto le interessa, niente la ferma, e la sua felicità è direttamente proporzionale al numero di oggetti che riesce a spostare dalla loro posizione originale nell’arco della giornata. Se esco di casa e trovo un cuscino in corridoio, so chi è stato. Se manca una scarpa, so chi cercare. Non ce l’ho con lei, sia chiaro: è solo il suo modo di interagire col mondo, e io sono ormai rassegnato a convivere con un terremoto a quattro zampe.

Chuby ha dodici anni, è un’energumeno nero con qualche gene di pastore tedesco (ma anche altri, perché di preciso non si sa) e una filosfia di vita opposta: dormire, mangiare, farsi grattare la pancia, e guardare Bolla con l’espressione di chi ne ha viste troppe per stupirsi ancora. Quando Bolla corre come una pazza per il giardino, Chuby alza la testa, sospira (sospira davvero, non è una metafora), e si riaddormenta. La differenza d’età è tutto, in questo caso: Chuby ha smesso da un pezzo di inseguire palline, Bolla non ha mai smesso di inseguire qualsiasi cosa si muova.

La mattina, quando esco per andare in ufficio – sì, in ufficio, non lavoro da casa, ho una scrivania vera e colleghi veri – il rituale è sempre lo stesso. Bolla salta come se non mi vedesse da tre anni, Chuby apre appena un occhio e lo richiude. La sera, quando torno, il rituale si ripete identico. Bolla mi da il bentornato con entusiasmo indemoniato, Chuby si degna di scodinzolare stando sdraiata. Non ho mai capito se è pigrizia o saggezza. Forse sono la stessa cosa.

Ogni tanto, quando le guardo, mi chiedo se tra vent’anni qualcuno mi guarderà come io guardo Chuby. Con un misto di affetto e compatimento, pensando: “Guarda come era vivo, una volta.” Ma poi Bolla mi sbatte la coda sulle gambe con la forza di una spranga e il pensiero si dissolve.

Per ora tengo entrambe. L’uragano e il divano.